Fari. Di una Tipo grigia. E mocassini sulla strada umida. Dall’altra parte, invece, Lisa torna a casa con un mezzo sorriso e due fossette sfuggenti agli angoli della bocca.
Si arrampica, sull’ascensore, fra visioni incerte di foto in costume. Giunta a casa percorre il corridoio verso la camera. Poi, nella scomodità nascosta sotto la bellezza dei suoi vestiti, arpiona il pulsante del pc pronta a connettersi all’internet.
Elettrici orizzonti di silicio più in là, Fermat.
Lui non è il tipo. E’ più quello che si nasconde dagli occhi, quello che, con voce atona, ti bestemmia paragoni su quanto costi un chilo di concreta frutta e quanto tu invece scegli di pagare per un seicentomilionesimo di probabilità di vincere al superenalotto. E ora lascia il pc e si stende sul letto, immunodepresso. Chiude gli occhi in quel comodo, caldo jazz del giradischi.
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